Voci

Mia figlia ha una voce molto bella.

E intonata nel cantare.

🙂

È decisamente mia figlia!

 

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Quando si dice

Una settimana con dentro di tutto.

Dalla gioia profonda, dal sentirsi carichi e decisi, al sentirsi incapaci e vecchi, al riacquistare l’ottimismo, al commuoversi per celebrazioni che nemmeno sono le mie, ma, in parte, comincio a farle mie… non preciso oltre, difficile da spiegare. Io so.

E, ovviamente, certe notizie che non vorresti mai sentire.

Una ragazzina è morta martedì. Aveva 16 anni. Morta di malattia… non la conoscevo ma era alla scuola di mia figlia. Venerdì, nella lettera settimanale, c’era la sua foto… una bella ragazza, al tempo della foto sana e felice, radiosa. Un sorriso pieno e aperto, un volto splendido. In tenuta sportiva (pallavolo? basket?).

Ho pensato a quei genitori (tra l’altro, grosso modo colleghi, anche se non li conosco… ma lavoriamo nello stesso posto). Come si può passare indenni la morte di una figlia? Non si può, ecco. Auguro loro tanta, tantissima forza. Per passare questo brutto momento…

Mi hanno detto che tutta la scuola piangeva, martedì. Ovviamente sono andati al funerale, quelli della High School. Da piccola, c’è stato un ragazzo che è morto al mio paese e io ricordo chiaramente che non faceva troppa differenza per me… sapevo chi era, sapevo che era malato, ma non sapevo cosa volesse dire.

Ora, anche se non ho pianto, chiaramente so cosa può significare una tale cosa per un genitore…

E, ad aggiungere ulteriore sofferenza, ieri è morto il nonno paterno di quella ragazza. Non è scritto il motivo, ma io penso che il suo cuore non abbia retto, per la morte di sua nipote.

A volte mi trovo in mezzo al tutto, a considerare le varie miserie del mondo, paragonarle alle mie, e, vedo, non c’è paragone.

Ieri assistevo alla recita per il 10 Novembre, e cercavo mio figlio tra i bambini seduti in platea. L’ho individuato ma lui guardava altrove. Poi, dopo l’inno nazionale, mi giro a guardarlo e vedo che mi guarda. Ci salutiamo come i gatti, con una breve chiusura di occhi. È così mio figlio, un bambino pieno di vita e sicuro di sè, “he is such a leader”, come dice la sua maestra, a volte mi arrabbio con lui per via di cose pratiche, ma quando mi guarda negli occhi e mi saluta a quel modo penso a quanto sono fortunata ad avere questo tesoro di bambino, e prego che tutto vada bene nella sua vita, che abbia anche la fortuna di non avere la sorte avversa… idem per mia figlia.

 

A dieci anni da qui

 

Non ho mai desiderato troppe cose, e forse è il momento di cominciare.

Che in un certo senso i desideri possono condurci con più forza verso gli obiettivi…

Quindi: salute, lavoro, soldi.

Continuare ad avere un lavoro e farlo con passione, senza perdere mordente.

Dimagrire ancora qualche chilo e mantenere uno stile di vita sano.

Soldi, per non avere pensieri (possibilmente).

Cominciamo da adesso, va’…

Kill the scorpio!

Stanotte (o meglio stamattina) mi sono svegliata per via di un sogno angoscioso (sebbene l’ambientazione avesse i colori vivi della primavera o dell’estate, o dell’autunno, giornate soleggiate come solo qui possono essere).

Insomma, nel sogno ero in una casa (probabilmente la mia, nel sogno) che aveva il soggiorno con una porta che dava su una veranda, di fronte la quale c’era verde, foglie, cespugli, e si intravedevano i raggi del sole che colpivano il verde.

Sulla veranda (o balcone?) c’era una luce a plafoniera sul soffitto, e su quella, due scorpioni neri lunghi, lucidi… io sapevo che erano scorpioni, anche se l’aspetto era piuttosto insolito e, soprattutto, non avevano le due pinze davanti.

Comunque, penso che finché li vedo tutto è a posto.

Nel sogno ad un certo punto il gatto sale e vedo che vuole prendere gli scorpioni. Io temo che lo possano pungere, ma vedo che, a terra, il gatto sta bene (e gli scorpioni evidentemente sono caduti, non li vedo più).

Comincio ad avere paura di trovarmeli in casa. E, in effetti, nel sogno vedo che sono lì, o meglio, che uno degli scorpioni è lì, con la sua corazza lucida, sul pavimento dentro casa adesso. Io sono spaventata e faccio quello che penso sia necessario, ovvero vado a prendere una scopa e la dò al marito (credo) e poi io prendo un manico di scopa, sempre per colpire lo scorpione.

Mi vedo assestare due colpi all’animale, vedo che si muove ma la corazza non è più lucida, è sofferente, schiacciato nella testa e nella coda… e mentre assesto i colpi e lo guardo, piango, piango come una fontana, non riesco ad accettare l’idea che lo sto uccidendo, lo uccido solo per autodifesa, perché, se stava fuori, lo avrei lasciato vivere…

…e mi sveglio, e sto male, per le ragioni fisiche a me note, sento che devo andare a fare la pipì, e penso al perché faccio tali sogni…

Forse, è solo il dolore fisico, non fortissimo, che mi mette in questa disposizione d’animo cupa. E il tempo grigio fuori.

 

Procediamo senza paura

e lavoriamo.

Siamo felici di ciò che abbiamo (pluralia maiestatis, esortativo).

Che è solo quando il tempo viene usato bene che mi sento bene.

PS: dovevo fare a meno del dolce…