The day after

Insomma, un nuovo inizio.

Non so se essere felice o triste.

Di sicuro, sento di avere agito bene. Alla fine io sono brava. Sono un angelo, in un certo senso. Non lo spiegherò, comunque, in che senso…

Ma forse è questa la mia natura, non ci posso fare niente.

Forse è questo che va bene per me, e quello che è stato e che segretamente mi auguro possa essere in futuro (almeno, nelle mie proiezioni) è qualcosa che non so gestire. Qualcosa che non è destinata a me.

Sono più una tipa da assist che da protagonista sul palcoscenico.

Mi faccio rabbia a volte per questa cosa. Ma anche, cosa ci posso fare? Alcune cose sono troppo distanti da me, o troppo intense, e forse le mie aspettative troppo irrealistiche, quindi mi sono consumata ad osservare la discrepanza, a cercare di ottenere quanto desideravo, a farmi piacere quanto poteva essere…

…ma, non va.

Quindi, ieri mi sono decisa. Ho scritto la mia bella email, che pensavo da giorni, l’ho scritta con animo calmo. Un’email che spiegava e chiedeva, senza accuse e recriminazioni.

Mi ha risposto. Subito, praticamente. Una risposta chiara, pulita. Sincera, secondo me. Che se non voleva rispondere, non rispondeva. Invece l’ha fatto.

A leggere, mi sono sentita meglio. La mia mente deve sapere, devo riempire i buchi, avere la misura delle cose e non arrovellarmi tra congetture. Mi ha risposto, e ha spiegato, e ha chiarito.

Non volevo farlo stare sulle spine per cui ho risposto pure io, appena ho potuto. L’ho ringraziato, e gli ho detto che capivo. E che andava bene così, come mi scriveva. E che gli auguravo ogni bene.

Poi ho chiuso il cellulare, mentre aspettavo il volo con T., una ragazza bella, brava, ben educata. Parlavamo delle nostre vite, in modo lieve. Lei cercava un regalo da portare a suo padre, io la guardavo sorridendo (com’è giovane… potrei essere sua madre) e pensando che spero che la trattino bene nella vita, i ragazzi. Lei, appunto, è molto guardinga. Allo stesso tempo gentile, sorridente, solare.

Finalmente voliamo indietro, “in patria”, per T.

Riaccendo il cellulare e vado a riaprire la mail, che voglio rileggermi quanto mi aveva risposto (giusto per controllare se avevo capito bene o meno).

Mi trovo un’ulteriore email (che non mi aspettavo, di solito, non risponde alle risposte).

Molto concisa, ma solo per averla scritta, sua sponte, lo ringrazio.

Mi ha fatto piangere… ma di gioia.

Dicevo, sono brava.

Era forse l’unica cosa da fare, e, mi sembra, l’ho fatta bene.

Non poteva finire senza questo ultimo scambio.

Forse sono stupida, ma, sebbene sia una fine, mi sento sollevata… in un certo senso, un nuovo inizio.

La tensione emotiva che ha caratterizzato questi mesi (insieme a tante altre emozioni) non mi stava facendo vivere. Mi stava stravolgendo. Ero tormentata, proiettata verso qualcosa che sentivo non era “condiviso”. Non a pieno, almeno.

Non voglio accettare niente di meno di quanto mi fa stare bene, in equilibrio con me stessa. Non voglio farmi piacere una cosa che non mi va pur di aggrapparmi a un sogno, non lasciarlo scappare.

Quindi l’unica cosa era chiedere, smettere di rimuginare.

Per questo, forse, sto cominciando a imparare…

…a x., appunto, auguro ogni bene, era tempo di lasciare andare.

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2 thoughts on “The day after”

  1. Vorrei esserti accanto in questo momento. Fisicamente. Mettere un po’ di vino bianco nei bicchieri, sederci in cucina e parlare fino a tarda notte.
    Ma non si può, allora ti abbraccio così, da lontanissimo.

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