Un appunto

Sto diventando discretamente bravina 

anche come “advisor”.

Visto che non ho troppo tempo, non ho più la tentazione di sostituirmi ai miei “advisees” per fare il loro lavoro. Quindi necessariamente spiego, e loro devono cogliere.

E il tipo che era promettente, ma pareva pigro e svogliato, mi ha tirato fuori un bel piglio. Mi chiedeva come detectare certe cose, io gli ho detto come avrei fatto. Probabilmente lo fa.

Mi ha chiesto “e se invece l’immagine fosse diversa etc etc etc?”

E io al solito rispondo: “Devi vedere cos’hai, e pensare a come detectarlo.”

L’occhio umano e tutto l’apparato visivo (rete di rielaborazione cerebrale compresa, ovvero l’area preposta alla visione) sono fenomenali. Da una informazione “parziale” ti tirano fuori l’essenziale (e mentre scrivo questo, mi vengono in mente di tutte le spiegazioni dei metodi per ingannare l’occhio, che su quei meccanismi si basano, e li portano al limite… che bello).

Quindi quando devi programmare una macchina a riconoscere le cose, chiaramente tu “vedi”, ma spesso non sai come fare sì che la macchina “veda”.

Insomma, allo studente ieri ho fatto vedere come da una immagine davvero difficile da analizzare, con un sacco di rumore e in cui si doveva cogliere un segnale flebile, il metodo che ad hoc ho pensato (scritto in due orette la sera che sono arrivata) ti tirava fuori praticamente il 75% o più delle cose che si volevano detectare.

Oh, a volte mi stupisco anche io di come funzionano le cose che faccio. Basate su una sorta di intuizione di come funziona il mio occhio e su come posso far funzionare la macchina in modo simile…

Ecco, sono un po’ una frana nei rapporti sentimentali (o forse non faccio la preziosa e alla fine pago pegno) ma sto diventando un mago dell’image processing.

Advertisements

4 thoughts on “Un appunto”

  1. Non fai la “preziosa” perchè sei te stessa! Chi è capace di strutturare comportamenti calcolati e costruiti a tavolino, prima o poi fa i conti cov lo specchio, credimi…

    Like

    1. Io posso concepire una sorta di “comportamento studiato” nel senso di cercare di tenere un comportamento professionale, cercare di darmi un tono nei rapporti di lavoro… dove appunto non è che si può essere sempre spontanei, ma occorre rispettare determinate convenzioni preesistenti…

      …però di “studiare a tavolino” la “strategia” da seguire nelle faccende sentimentali no, non ne vedo l’utilità… perché io non voglio avere vicino a me chi mi crede qualcos’altro. Io voglio avere vicino qualcuno che mi apprezzi per la mia essenza. Non voglio dover recitare. Non ha senso per me stare insieme a qualcuno che va “trattenuto vicino” con “strategia”. Se uno vuole starmi vicino ci sta, punto.

      Un po’ mi dispiace che al momento chi “vorrei” (meglio dire “volevo”, al passato) vicino alla fine non fa nulla per esserci.

      Però non ci posso fare niente. Sto digerendo la cosa, a volte va meglio, a volte va ancora non bene.
      L’importante è che io continui a fare quanto devo fare per me, che non io non mi butti troppo giù, che continui a guardare avanti e a lavorare per costruire la mia vita come vorrei… grosso modo ci sto riuscendo. Il tempo è una medicina molto efficace…

      Like

Leave a Reply (Moderation ON)

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s