Non scrivo perché…

…non ho tempo, principalmente, presa come sono tra bimbi e lavoro e parenti italiani e caldo afoso e piscina il pomeriggio tardo…

Inoltre conta il fatto di non avere una connessione stabilissima.

Inoltre, sì, la ragione principale per cui non scrivo è che sono felice, in un certo senso.

Una sorta di felicità costante, inaspettata, cui mi riesce difficile abituarmi ma che mi fa sentire bene… almeno, così mi pare. Spero tanto di non sbagliarmi e che duri questo stato di grazia…

In effetti, da che interagisco con mondo dei blog, c’è una sorta di correlazione tra mio stress e frequenza di post sul mio blog. È innegabile, se mi sento stressata/infelice/inadeguata sento di più il bisogno di scrivere e sfogarmi.

Quindi, lo so, sono proprio stronza a usare questo strumento a questo modo, ma per me è  così, principalmente mi sfogo… e se le frustrazioni sono meno, non scrivo.

Quindi, da una parte, gioite per me che non scrivo! 🙂

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Commozione

Va beh, in questi giorni ho la testa altrove, non vi sto a spiegare ma capitemi se vi va…

…ieri sera, mentre mi preparavo ad andare in piscina, leggo un messaggio sul mio cellulare rivolto a mia figlia (sul mio cellulare ci sono entrambi gli account di posta, mio e suo… il suo l’ha messo lei di standard. Io non leggo la sua posta, ma vedo le notifiche.)

Ecco ieri sera vedo una notifica di Hangout da parte di una sua amica, M.P., con cui alla fine dell’anno c’erano stati parecchi screzi. E mia figlia piangeva più volte per questo… eh, gioventù che cresce.

Insomma M.P. le scrive “Are we friends or not? […] Please forgive me. […] Have a nice summer.”

Io ho scritto subito al marito: “Di’ a figliagrande che le ha scritto M. e che le chiede scusa… dille di rispondere SUBITO!!!”

Che chiedere perdono non è cosa facile, è vero che ci sono stati screzi ma a questa età si sbaglia, comunque M. è una bambina (come mia figlia del resto). Se le chiede perdono significa che è sincera, non fa calcoli.

Insomma evidentemente mia figlia è stata avvertita e le ha risposto, le ha chiesto anche lei scusa apparentemente e hanno fatto pace (almeno, la notifica della risposta di M. mi fa capire questo…)

Ma sapete che questa cosa mi fa venire le lacrime agli occhi dalla gioia?

Lo so, lo so, sono emotiva in questi giorni, a volte penso di essermi un po’ persa per strada, ma questa reazione mi rassicura un po’ del fatto sono fondamentalmente la stessa  di sempre…

Mi piace che ci si possa perdonare dopo aver litigato, che l’amicizia vada oltre gli screzi momentanei, che la mia bambina abbia anche amici che le vogliono bene, che si senta un po’ più sicura e amata, che impari ad aprirsi, lei un po’ timida, e a andare avanti più forte.

Imprecazione!!!

Quando uno scrive una lettera, riflette su quasi ogni parola, soppesa, …. poi si decide a mandarla, e solo dopo averla mandata si rende conto di un errore grossolano di grammatica…

…ma porca pu77ana!

Un po’ a mia discolpa: era in inglese… però, anche io, non ci potevo pensare? Ecco cosa succede a far affidamento sui correttori di grammatica, che se la parola che si sbaglia a scrivere esiste (con un altro significato) nella forma che per l’originale sarebbe erronea allora l’errore non viene segnalato…

E che stress!!!

Latito, lo so

Sono tornata ieri dalla trasferta lavorativa.

Trasferta andata bene, lavorato tanto, interagito tanto, e sul lato umano: parlato tanto, riso tanto, bevuto tanto, mangiato divinamente.

Ho rivisto i miei ex-colleghi ora in Europa, il mio ex-capo (ma sempre il mio capo… insomma, capisco benissimo questa cosa del maestro che indirizza l’allievo nel mestiere, come al tempo dei grandi pittori), un caro amico e collaboratore e la di lui moglie…

Ho conosciuto di persona un prof con cui abbiamo collaborato ed un altro di cui mi sono studiata gli articoli per fare quello che ho fatto. Entrambi tedeschi, uno molto “old style”, con una figlia splendida, pareva una modella, ma anche lei scienziata (e non storcete il naso, non è raccomandata, è brava… figlia di tale padre), l’altro prototipo del tedesco che va in montagna a camminare, un tipo molto acuto e preparato nel suo campo e allo stesso tempo estremamente gentile e affabile.

L’organizzazione della conferenza è stata esemplare. Molto alto il livello degli interventi. Tante cose mi resteranno in mente, non le scrivo qui che non è il caso… ma pensarci mi fa sorridere.

Come tutte le volte che non mi aspetto niente o prevedo disastri anche stavolta è successa una cosa che mi ha letteralmente lasciato senza parole. O meglio, le parole ce le ho e ne scrivo tante, solo che ancora non capisco com’è che è successo. Decisamente ci sono meccanismi nella mente e nei comportamenti umani che sono un grande mistero (chissà se si troverà mai come funziona davvero).

Questo è l’unico accenno che ne farò in queste pagine… è una cosa che mi fa sentire bene e mi è di sprone per cambiare in meglio le mie abitudini… vediamo. La vita va sempre come vuole, a volte ci sono fluttuazioni statistiche che ti mettono di buon umore, e questa pare una di quelle…

Buona domenica.

 

Quiete

È quieto mentre lavoro. Stamani me la sono presa comoda… per una volta, sveglia alle 9:30. Finalmente ho dormito abbastanza.

È quieto ora che sono al lavoro e non  c’è nemmeno molto caldo (beh, insomma, fuori si crepa).

Ho fatto colazione con una omelette al formaggio (cucinata da sola in casa, che oggi non so cosa ci sia aperto o meno).

È il 15 luglio. Un anno fa, alle 10 di sera, in Italia cominciano a stare in ansia per quelli che erano qui. Mi ricordo ancora che sono stata alzata fino alle tre di mattina ad ascoltare la diretta su non so quale canale.

Il prosieguo della cosa è stato a fasi alterne, ancora non ho capito molte cose a riguardo (e sicuramente non le metto per iscritto qui).

Alcune cose sono cambiate, altre no.

Per il mio piccolo, tantissime cose sono cambiate… altre no.

Resta un sentimento ambivalente che mi corrode.

Che se penso alle persone che conosco e alla mia qualità di vita quaggiù, penso che sono molto fortunata.

Altre cose invece (ambiente lavorativo e situazione generale, TL che scende etc) penso che devo pianificare di andare altrove.

L’ambiente lavorativo non sarebbe neanche male se… non fossi trattata come bestia da soma. Vedrò di convincerli a più miti consigli. Tempo un anno. Se non funziona, me ne andrò.

Altro è difficile da mettere in parole.

Purtroppo ho scelto una vita così, un po’ nomade, un po’ incerta.

Chissà.

 

 

Di nuovo sulla bellezza, stavolta femminile

Ieri ero in uno dei shopping center di questa città, ad ora di pranzo. Shopping center che nel fine settimana vede una grande percentuale di donne col velo… non povere donne col velo, donne eleganti, ben vestite e visibilmente benestanti, ma col velo.

Ieri, in un’ora che può essere definita di pausa pranzo, col velo non se ne vedeva quasi nessuna. Invece, la percentuale di giovani donne vestite elegantemente e in modo estivo, braccia e gambe scoperte, era altissima. Impiegate, commesse, altre donne più o meno giovani ma vestite con gusto; ragazzine e ragazze e giovani universitarie vestite in modo leggero ma fine, a volte casual, a volte più elegante, mostravano una varietà di corpi e forme fresche e perfette. E non è come da noi in Italia che spesso chi si scopre lo fa spesso in modo tendente al grossolano/volgare.

Qui, ieri, nessuna era volgare. Anzi, avevano un buon gusto spiccato. Modelli classici che vanno bene sempre, colorati il giusto, nessuna sfacciataggine. Roba che uno potrebbe andare vestito a quel modo ad un colloquio di lavoro e non sfigurerebbe. Non necessariamente formale, ma decisamente non volgare. Di classe, direi.

Non sapete quanto mi abbia rinfrancato sapere che anche questo esiste qui, fuori dall’intorno in cui mi trovo.

Invece, oggi in pausa pranzo una visione un po’ così, che mi ha fatto pensare: “Io, a quel modo, non ci devo andare MAI”.

Mentre mangiavo un gelato all’ombra del solleone, ho visto passare probabilmente un’impiegata non giovanissima dell’ente. Capelli perfetti di parrucchiere, vestito di classe, ma, ahimè, troppo corto per le sue forme. Le arrivava sopra il ginocchio. Purtroppo le cosce erano un po’ gonfie e grosse. Vedere il suo aspetto mentre si allontanava non era davvero un bello spettacolo… Certo, non era offensivo del pudore, ma io non vorrei mettere in mostra a quel modo quel difetto, se lo avessi. Se l’abito fosse sceso solo giù appena oltre il ginocchio, l’aspetto sarebbe stato perfetto. Forse non si è accorta che l’abito le lasciava scoperta impietosamente la parte sopra il ginocchio…

Che dire… questo a riprova che il modo di presentarsi conta. Comincio pure io a vedere queste cose, io che notoriamente ero la figlia degenere di una sarta… mia madre quanto avrà patito a vedere che io di accostamenti e colori e moda non ci capivo nulla? Quando si dice figli che disattendono le aspettative dei genitori… mia madre non mi ha mai fatto sentire in colpa per questo, solo che non si spiegava come mai io non facessi mai attenzione agli abiti. Quando vado in Italia glielo racconto, che adesso i vestiti li guardo anch’io… mi sa che commenterà “Meglio tardi che mai!”